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Il ginocchio è un'articolazione sottoposta a carico e può
andare incontro a diversi problemi sia causati da eventi traumatici che
da sovraccarico.
Il danno può interessare qualunque struttura del ginocchio:
- il menisco mediale o laterale che sono delle
fibrocartilagini
a forma di "C" poste perifericamente nel ginocchio ed hanno
la funzione di aumentare la superficie di contatto tra superficie
tibiale e femorale per ottenere un'ottimale distribuzione dei carichi.
Il danno può interessarlo in toto o solo parzialmente.
- la cartilagine articolare ricopre le superfici ossee del
ginocchio: il femore, la tibia e la rotula. È di colore bianco,
liscia, con spessore di qualche millimetro. La sua funzione più
importante è quella di migliorare lo scivolamento delle ossa
agendo come un lubrificante. Il danno può essere una semplice
fissurazione o l'erosione di un'area più o meno grande.
- la membrana sinoviale è il tessuto che delimita la
cavità articolare e produce un liquido chiaro che ha la funzione
di nutrimento e di lubrificante. Può, in particolari condizioni,
infiammarsi e diventare fonte di problemi.
- i legamenti crociati anteriore e posteriore (LCA e LCP) sono
importantissimi perché garantiscono la stabilità primaria
del ginocchio sul piano sagittale. Talora, a seguito di un trauma,
queste due strutture, in particolare il LCA, possono andare incontro
ad una rottura parziale o totale; in quest'ultimo caso se il paziente
è giovane o sportivo è indicato l'intervento di
ricostruzione legamentosa.
L'intervento chirurgico di artroscopia viene eseguito con uno strumento
chiamato artroscopio, della grandezza
di una matita.
Tale strumento viene inserito all'interno del ginocchio attraverso due piccole
incisioni di circa 4-5 millimetri e ci permette di vedere le strutture
interne con un ingrandimento di circa trenta volte.
L'articolazione del ginocchio al contempo viene tenuta distesa dal
liquido contenuto in due sacche di soluzione fisiologica che vengono
sollevate a circa due metri di altezza e quindi sfruttando la forza di
gravità portano a distensione l'articolazione.
Per effettuare la fase chirurgica dell'intervento ci serviamo di
strumenti miniaturizzati che ci permettono di eseguire manovre
chirurgiche con strumenti manuali, motorizzati ed aspiranti.
Il menisco rotto viene asportato solo nella sua parte danneggiata e
si cerca, nei limiti del possibile, di preservarne la parte periferica
che può ancora essere utile all'articolazione.
La lesione cartilaginea è quella verso la quale meno possiamo
e che più ci preoccupa.
Se tale lesione è profonda ed irregolare viene regolarizzata
nella forma con strumenti motorizzati e gli eventuali frammenti
instabili e/o mobili vengono asportati. Dopo l'intervento la
cartilagine rimane comunque debole perché più sottile,
perciò è bene seguire scrupolosamente i consigli medici.
Se la membrana sinoviale si presenta particolarmente infiammata o
troppo sviluppata può essere necessario un piccolo prelievo ed
esame microscopico (esame istologico) per capire la causa
dell'infiammazione. In alcuni casi è necessaria l'asportazione
di frammenti o ispessimenti o di eccessi di questo tessuto sempre in
artroscopia ed il recupero può essere più lungo.
FASE PREOPERATORIA:
Nei giorni precedenti l'intervento il paziente esegue gli
accertamenti necessari e
cioè esami di laboratorio, radiografie del torace, ECG e visita
anestesiologica.
In questo tipo di intervento è possibile eseguire:
- anestesia periferica "bi-block" con blocco selettivo del
solo arto operato.
- anestesia spinale.
- anestesia generale.
Il paziente, generalmente, viene ricoverato la mattina stessa
dell'intervento. È necessario il digiuno della sera antecedente
l'intervento stesso.
Al momento del ricovero verrà somministrata terapia antibiotica
ed antitromboembolica.
Al paziente verrà sottoposto per accettazione un modulo di
consenso per l'intervento e per l'anestesia.
Intervento di meniscectomia (Filmato .AVI)
FASE POSTOPERATORIA:
Al termine dell'intervento, l'arto operato verrà avvolto in
apposite bende elastiche e quindi verrà posizionata una borsa
del ghiaccio.
Al paziente verranno insegnati esercizi di flesso-estensione della
caviglia e altri di contrazione isometrica del muscolo quadricipite
che dovrà immediatamente e proseguire quindi a casa secondo un
protocollo che verrà consegnato prima della dimissione, che
avverrà la mattina seguente l'intervento.
Si potrà avvertire modesto dolore nella sede delle incisioni.
I punti di sutura verranno tolti dopo circa dieci giorni.
Nei primi giorni dopo l'intervento è l'applicazione di ghiaccio
da tenere il più a lungo possibile e l'assunzione di una terapia
antinfiammatoria.
La deambulazione avverrà con l'uso di due stampelle e il
paziente dovrà appoggiare il piede della gamba operata a terra,
ma senza caricare il peso; dopo 2-3 giorni si comincerà un
carico graduale fino al carico totale nel giro di una settimana.
La deambulazione deve avvenire correttamente per ottenere una corretta
distribuzione dei carichi.
La fisiochinesiterapia deve essere cominciata da subito con esercizi
passivi, attivi ed attivi contro resistenza per recuperare
progressivamente un completo range articolare e un buon tono muscolare.
Il trattamento deve risultare comunque non doloroso e deve essere
continuato in relazione alle indicazioni fornite.
La guida dell'automobile è consigliata dopo una settimana. Il
nuoto è consentito dopo circa due settimane. La cyclette
è consentita dopo circa tre settimane, mentre la bicicletta dopo
circa un mese.
La ripresa dell'attività sportiva varia in relazione al tipo di
intervento, alle condizioni muscolari e al tipo di attività
sportiva effettuata.
QUANDO CONSULTARE IL VOSTRO CHIRURGO:
- in caso di improvviso gonfiore del ginocchio, forte dolore, senso di
tensione o pulsazione dello stesso.
- se compare febbre (>38°).
- in caso di dolore, gonfiore o cambiamento di colore della caviglia e
del piede.
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