L’articolazione scapolo-omerale è un’enartrosi.
Le superfici articolari che la compongono sono la testa dell’omero e la glena.
Esiste una sproporzione tra queste due superfici: infatti la cavità glenoidea che dovrebbe
contenere la testa è 3 volte meno larga della testa omerale.
La testa dell’omero è retroposta rispetto al piano diafisario di circa 30-50° (angolo
di declinazione) e presenta un angolo cervico-cefalico in basso e in dentro di 130° (angolo di
inclinazione).
La cavità glenoidea, piatta, ha forma ovale con maggior asse verticale, è leggermente
obliqua in alto e in avanti e presenta un’inclinazione anteriore e in dentro di circa 10-15°
(angolo di antiversione della glena).
La cavità glenoidea, quantunque sia resa più profonda dal cercine, formazione
fibrocartilaginea periglenoidea spessa 4-6 mm, non ha la capacità di ritenere la testa omerale,
perciò, in qualunque posizione dell’arto nello spazio, una considerevole porzione della
testa omerale assume rapporti diretti con la capsula articolare.
La capsula articolare è assai larga, avendo una capacità che varia da 15 a 35 ml.
L’ampia escursione della testa omerale nei movimenti di extrarotazione ed abduzione è
possibile per la presenza di 2 importanti recessi capsulari:
- Recesso glenoideo anteriore che si presenta lasso in intrarotazione mentre si tende in
extrarotazione.
- Recesso ascellare che si presenta deteso ad arto addotto e teso ad arto abdotto
La capsula si presenta lassa o sottile ad eccezione della porzione anteriore e superiore dove
è rinforzata da legamenti. Questi legamenti sono il legamento coraco-omerale e i legamenti
gleno-omerali. Il legamento coraco-omerale può essere considerato il legamento sospensore
dell’omero, opponendosi al peso dell’arto e coadiuvando in questa azione l’attività del
muscolo sopraspinoso e del tendine del CLB (capo lungo del bicipite).
I legamenti gleno-omerali sono distribuiti in 3 fasci: superiore, medio e inferiore.
Essi rinforzano la parte anteriore e inferiore della capsula e a questa sono intimamente aderenti.
I legamenti gleno-omerali delimitano due interstizi dove la capsula può essere deiscente:
- Forame ovale di Weitbrecht posto tra il legamento superiore e medio, fa comunicare la
cavità articolare con la borsa sierosa del sottoscapolare.
- L’orifizio sottocoracoideo, posto tra il legamento medio e quello inferiore, fa comunicare la
cavità articolare con la borsa sierosa sottocoracoidea.
La borsa sierosa del sottoscapolare, quella sottocoracoidea e quella bicipitale devono essere
considerate prolungamenti sinoviali comunicanti con la cavità articolare.
La borsa sierosa sottoacromion-coracoidea non comunica con la cavità articolare e in
condizioni fisiologiche facilita lo scorrimento della testa omerale al di sotto del legamento
acromion-coracoideo.
COMPLESSO SOTTOACROMION-CORACOIDEO
Lo spazio sottoacromion-coracoideo, anche se non deve
essere considerato dal punto di vista anatomico una vera articolazione, rappresenta per la spalla
una cavità di contenimento della testa omerale che svolge la funzione di un vero e proprio
cotile articolare.
Non è quindi molto sbagliato considerare questo spazio come superficie articolare, infatti
sulla volta acromion-coracoidea avviene, nei movimenti del braccio, lo scorrimento delle
tuberosità omerali con le loro inserzioni tendinee e capsulo-legamentose.
L’articolazione sottoacromion-coracoidea è costituita dall’acromion nella sua porzione
anteriore, dal legamento coraco-acromiale e dalla porzione esterna della coracoide.
Queste formazioni anatomiche realizzano una cavità di tipo cotiloideo contro la quale
si muove l’epifisi omerale con le borse sierose sottoacromiale e sottocoracoidea ed i tendini dei
muscoli della cuffia dei rotatori e del CLB.
Il legamento coraco-acromiale è formato da un’ampia espansione fibrosa nella quale si
distinguono una parte posteriore, una anteriore e una intermedia di tessuto connettivo più
lasso.
SISTEMA MUSCOLARE
La spalla è un’articolazione che lavora soprattutto in
trazione, al contrario del ginocchio e dell’anca che lavorano soprattutto in compressione, e
perciò può andare incontro ad un precoce interessamento delle strutture
muscolo-tendinee periarticolari.
Distinguiamo quindi muscoli di movimento e muscoli di stabilizzazione; la necessità di questa
diversa funzione è facilmente comprensibile se si considera che la scapolo-omerale è
continuamente sottoposta a forze distraenti.
Tutti i muscoli periarticolari possono diventare muscoli di movimento, ma tra questi i principali
devono essere considerati il:
- deltoide = movimento di abduzione
- sottospinoso = movimento di extrarotazione
- sottoscapolare = movimento di intrarotazione
I muscoli di stabilizzazione possono essere distinti in continui, complementari e occasionali.
| Stabilizzatore continuo |
Muscolo sovraspinato |
| Stabilizzatore complementare |
Muscolo sottospinato Muscolo sottoscapolare |
| Stabilizzatore occasionale |
Muscolo deltoide Muscolo bicipite |
- Stabilizzatore continuo: è il muscolo sovraspinato che deve essere considerato l’unico
muscolo capace di realizzare questa azione, in qualsiasi posizione dell’arto superiore.
- Stabilizzatori complementari: sono il sottospinato e il sottoscapolare che compiono la loro
azione stabilizzatrice, controllando lo spostamento della testa omerale nella glena, in avanti o
indietro, nei movimenti di abduzione e di intra ed extrarotazione. Gli stabilizzatori complementari
possono sostituirsi al muscolo sopraspinoso nei casi di ampia lacerazione della cuffia dei rotatori.
In questo caso i pazienti, pur perdendo la capacità di abdurre l’arto da 30° a 90°, conservano la
possibilità di mantenere l’arto abdotto, se questo viene condotto passivamente oltre i 90°.
- Stabilizzatori occasionali: sono il deltoide e il CLB. Essi divengono importanti in tutte le
funzioni compiute con l’arto in abduzione e contro resistenza. In queste situazioni il deltoide,
con la sua massa muscolare, realizza il movimento e coadiuva il sopraspinoso nel ruolo di
stabilizzatore. Anche il muscolo bicipite, utilizzando il decorso e l’inserzione sovraglenoidea
del suo capo lungo, può realizzare una stabilizzazione occasionale. In questi casi il paziente,
compiendo una forte contrazione del bicipite, fissa e abbassa la testa omerale nella glena, la
qual cosa permette l’abduzione dell’arto in presenza del solo muscolo deltoide (“meccanismo di
compenso bicipitale”).