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Home CASO DEL MESE Riprotesizzazione di ginocchio

Riprotesizzazione di ginocchio

D.R Paziente di anni 72 operata da altro chirurgo di protesi totale di ginocchio sinistro nel 1998.
Dopo 3 anni dall’intervento la paziente si sottoponeva alla mia osservazione riferendo di avere sempre avuto dolore al ginocchio e di non aver mai potuto deambulare se non con l’ausilio di un bastone.
Al controllo radiografico rilevavo un quadro di grave mobilizzazione della protesi di ginocchio, il cui fittone tibiale arrivava a lambire la corticale tibiale anteriore; era inoltre presente una grave perdita ossea sia sul versante tibiale che femorale.
Clinicamente si osservava una gravissima instabilità legamentosa specie sul piano frontale chiaramente secondaria alla perdita del “bone stock” osseo.

Immagine radiografica

Immagine radiografica

Consigliavo alla paziente l’urgenza di un intervento di riprotesizzazione del ginocchio ma la paziente rinunciava all’intervento.
Dopo 1 anno la paziente si ripresentava nel mio studio con un nuovo controllo radiografico che dimostrava una netta evoluzione peggiorativa del quadro; era evidente la migrazione in senso postero-anteriore dello stelo tibiale che aveva superato la barriera anteriore della corticale ossea e inoltre si era complessivamente aggravata la perdita del bone-stock osseo.
Spiegavo la gravità della situazione e la necessità di un intervento chirurgico facendo a questo punto presente alla paziente l’impossibilità, vista la notevole gravità del quadro clinico, di garantire l’intervento di riprotesizzazione e informando quindi la paziente che se mi fossi trovato costretto avrei potuto decidere di bloccare l’articolazione eseguendo una artrodesi.
La paziente informata, accettava di sottoporsi all’intervento chirurgico.


Grave perdita ossea versante tibiale

Resezione ossea tibiale

Prova della maschera tibiale

Come dimostrano le immagini si metteva in evidenza la grave perdita ossea sul femore e sulla tibia che diveniva gravissima a livello dell’emipiatto tibiale mediale dove ero costretto ad usare due soluzioni tecniche:

  1. Armare l’emipiatto tibiale con 2 viti per aumentarne la portanza
  2. Usare uno spessore metallico selettivo mediale per guadagnare circa 5 mm

Immagine radiografica  Immagine radiografica

A livello dello scudo femorale usavo sia medialmente che lateralmente degli spessori metallici per ottenere un appoggio ottimale.
Alla fine dell’intervento inoltre, mi vedevo costretto ad usare il massimo spessore di polietilene consentito dalla protesi e cioè 26 mm. A 3 mesi dall’intervento la paziente deambula senza dolore con l’ausilio di una sola stampella avendo inoltre raggiunto un ottimo range articolare.

Immagine postoperatoria  Immagine postoperatoria

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