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L’artrosi dell’anca o coxoartrosi è una patologia a carattere degenerativo che determina una progressiva usura cartilaginea fino a determinare un diretto contatto osseo della testa del femore con l’acetabolo provocando dolore specie al carico e una progressiva limitazione funzionale.

A causa dell’elevata incidenza nella popolazione di media età tra i 50 anni di età (spesso sportivi), si è reso necessario e indispensabile sperimentare e codificare nuove tecniche chirurgiche meno invasive al fine di preservare maggiormente i tessuti ossia la componente ossea e quella muscolo-tendinea, per garantire tempi di recupero più rapidi e una più agevole praticabilità di eventuale reintervento a distanza.

La mini-invasività non è da intendersi come “piccola incisione” ma bensì come attenzione estrema nel preservare e non danneggiare strutture muscolari, tendinee e ossee necessarie per il recupero funzionale dell’articolazione. Da qui il concetto del “Tissue Sparing Surgery” (Chirurgia a Risparmio Tessutale) che è diventata una priorità nella moderna chirurgia protesica.

Molto in questo senso dobbiamo alla ricerca scientifica e allo studio sulla tribologia dei materiali che ci ha permesso, specie nell’ultimo decennio, di disporre di design protesici adattabili a svariate situazioni e inoltre materiali altamente osteointegrabili che ci sono di grande aiuto.

La possibilità di avere a disposizione steli protesici più’ piccoli e meno invasivi ha reso possibile l’impianto di una protesi totale d’anca con tecnica mini-invasiva.

 

manichino

INTERVENTO CON D.A.A (Direct Anterior Approach)

L’accesso anteriore diretto all’anca fu descritto la prima volta nel 1881 dal tedesco Carl Hueter e recentemente è stato diffuso da Matta nel 2005 e poi da Leunig che ha descritto la variante “bikini”.

La tecnica per via anteriore è non solo mini-invasiva ma anche a risparmio tessutale ossia prevede il risparmio delle strutture muscolo-tendinee.

L’incisione cutanea è di solito compresa tra gli 8 e i 10 cm. A differenza delle vie di accesso tradizionali che prevedono tagli e disinserzioni muscolo-tendinee (glutei e/o extrarotatori), la via anteriore sfrutta gli spazi virtuali esistenti tra masse muscolari. Nella regione anteriore non vi sono muscoli che si inseriscono sul femore e quindi con uno strumentario apposito, dedicato a tale procedura, è possibile separarli e spostarli rendendo possibile questa tecnica.

La tecnica chirurgica sfrutta due piani internervosi: uno superficiale e uno profondo.

Il piano più’ superficiale si trova tra il muscolo sartorio (medialmente) e il muscolo tensore della fascia lata (lateralmente); il piano profondo passa tra il retto femorale e tensore della fascia lata + gluteo medio. Il passaggio tra questi piani permette di raggiungere il piano capsulare che viene aperto. Si esegue quindi la resezione del collo femorale e la rimozione della testa femorale stessa. Si prepara la cavità acetabolare con frese motorizzate e quindi si impianta il cotile definitivo.

La preparazione del canale femorale avviene con brocce progressive montate su portabrocce appositamente disegnati. Raggiunta la misura desiderata si impianta lo stelo definitivo con la sua testina. A questo punto, dopo aver controllato intraoperatoriamente con RX il giusto posizionamento protesico ed eseguite le prove di stabilità e articolarità’ dell’impianto, si procede al posizionamento del drenaggio e viene poi eseguita la sutura cutanea.

 

 

“PROCEDURA BIKINI” ossia una variante alla via d’accesso anteriore che avviene con incisione sulla piega inguinale, ossia su un piano cutaneo già’ esistente. Tale variante rende la cicatrice meno visibile e facilmente nascosta anche se in costume da bagno.

 

Periodo post-operatorio:

1° giornata: rimozione del drenaggio – prova di ortostatismo – mobilizzazione letto/poltrona – deambulazione con girello.

2°à8° giornata: recupero progressivo dell’articolarità, potenziamento muscolare, rieducazione al passo con stampelle, insegnamento alla salita e discesa delle scale.

 

Vantaggi per il paziente:

  • Ridotto dolore post-operatorio
  • Recupero funzionale più’ rapido
  • Ridotto rischio di lussazione
  • Ridotte perdite ematiche
  • Ridotta degenza ospedaliera

 

 

Controindicazioni:

  • Gravi obesi
  • Uomo brachitipo con massa muscolare molto sviluppata (difficoltà’ tecniche)

 

La prognosi per un ritorno completo alla vita normale di relazione è di circa 2 mesi.

 

Ogni anno nel modo vengono effettuati circa 650.000 interventi di protesi totale d’anca. Tali interventi sono in continuo aumento parallelamente alla crescita della vita media. Una tecnica chirurgica mini-invasiva con la possibilità di ridurre la durata della degenza ospedaliera è indubbiamente un fattore importante per la riduzione dei costi.

Il futuro della chirurgia ortopedica è nella continua tendenza alla ricerca della minore invasività e aggressività chirurgica. Lo sviluppo di queste nuove tecniche mini-invasive, di nuovi design e materiali protesici, associata alla “navigazione” computer-assistita intraoperatoria rappresenteranno i futuri standard nella chirurgia protesica.