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Rientra nelle tendinopatie, in quanto è un’infiammazione dei tendini.

Viene detta inserzionale perché interessa l’inserzione sulla parte laterale del gomito chiamata epicondilo.

Con il termine di epicondilite o “gomito del tennista” intendiamo una patologia dolorosa  localizzata a livello dell’epicondilo omerale esterno dovuta all’insulto micro-traumatico dei tendini dei muscoli estensori epicondiloidei a livello della loro inserzione prossimale.

Tale patologia si riscontra assai frequentemente nel tennis (da cui il nome) o semplicemente in attività lavorative pesanti con gesti ripetuti. .

INCIDENZA

La fascia di età più colpita è quella tra i 30 e i 50 anni e per quanto riguarda i giocatori di tennis compare più frequentemente tra i dilettanti che non tra i professionisti anche se giocano per svariate ore al giorno.

Questo è dovuto a:

  1. Scorretto movimento tecnico del dilettante
  2. Uso di racchette con caratteristiche strutturali inadeguate
  3. Errata dimensione del manico della racchetta
  4. Errata tensione delle corde

 

Tale patologia può interessare anche soggetti che non praticano sport o lavori pesanti (es. decoratori, dattilografe, operatori di computer, orologiai) ma che richiedono l’uso continuo e ripetuto dei muscoli estensori del polso e della mano effettuando movimenti continui di prono-supinazione.

DIAGNOSI

L’epicondilite è caratterizzata da dolore al gomito che spesso si irradia ai muscoli dell’avambraccio e che aumenta classicamente durante l’estensione del polso o della mano o ad esempio durante una vigorosa stretta di mano o il sollevamento di un peso.

Lo specialista è in grado con una semplice visita di porre diagnosi.

Esistono infatti dei test specifici che, provocando la comparsa di dolore, consentono di fare diagnosi:

Test della mano: si chiede al paziente di estendere la mano contro resistenza.

Test del 3° dito: si chiede al paziente di estendere il 3° dito contro resistenza.

Digitopressione al gomito: si esegue una pressione sull’ inserzione degli epicondiloidei.

Utili nella diagnosi possono essere la Radiografia e l’Ecografia.

Ecografia: specie nelle fasi avanzate può dimostrare la presenza di aree focali ipoecogene nel contesto tendineo con perdita della normale struttura fibrillare e talora presenza di fini calcificazioni all’interno dei tendini ispessiti.

Radiografia: nei casi più avanzati può rilevare la presenza di calcificazioni all’interno dei tendini.

TERAPIA

Inizialmente è comune l’applicazione locale di pomate antinfiammatorie la notte, l’assunzione di farmaci antinfiammatori per bocca associata all’applicazione di ghiaccio.

Utile l’applicazione di un tutore specifico per scaricare il gomito dalle forze di trazione sull’epicondilo unitamente ad una momentanea sospensione dello sport.

Risulta utile la FKT con sedute di laserterapia, tecarterapia e attualmente si è aggiunta la terapia con onde d’urto extra-corporee a bassa energia.

In una seconda fase trovano indicazione 2 o 3 infiltrazioni locali con prodotto cortisonico che spesso sono risolutive.

Lo sport deve essere concesso dopo un adeguato periodo di riposo e introdotto gradualmente.

La terapia chirurgica è l’ultimo stadio terapeutico.

La tecnica chirurgica può essere di tipo tradizionale o artroscopica.

In genere l’intervento si esegue con anestesia plessica e in regime di Day Hospital.