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Home CHIRURGIA DEL GINOCCHIO Riprotesizzazione

Riprotesizzazione

 

Le più frequenti cause di insuccesso nelle artroprotesi di ginocchio sono rappresentate dalla mobilizzazione ovvero instabilità della componente femorale e/o tibiale, dal deterioramento del polietilene, dalla mobilizzazionedella componente rotulea e infine dall'infezione.
La cosa più importante è anzitutto quella di chiarire la causa del fallimento di una protesi di ginocchio per eseguire un reintervento il più possibile mirato.
Come regola generale l'intervento chirurgico di revisione deve essere effettuato,una volta posta la diagnosi di fallimento, quanto prima e questo al fine di impedire una eccessiva perdita di sostanza ossea che costituisce il problema più grave nella chirurgia di revisione.
È fondamentale nel reimpianto di ginocchio il tempo della pianificazione preoperatoria sul tipo di intervento e sul modello di protesi da impiantare.
Deve sempre essere prevista la necessità di un innesto osseo o la necessità di usare spessori metallici compensatori ("wedges") che ci consentono di ottenere un buon appoggio ("press-fit") della protesi sull'ossoche talora può non presentare forma e/o altezza regolare.

CASO 1
F.F., uomo di 65 anni a cui era stata impiantata una protesi monocompartimentale mediale al ginocchio sinistro in un quadro di gonartrosi in ginocchio varo.
Ad un anno di distanza quadro di mobilizzazione asettica della protesi con cedimento dell'emipiatto tibiale mediale, come dimostrato dalle due radiografie seguenti:

Si eseguiva intervento chirurgico di revisione utilizzando una componente femorale standard senza stelo ed una componente tibiale con stelo da revisione e con uso di spessori metallici compensatori per colmare il difetto a livello dell'emipiatto tibiale mediale; cementazione di entrambe le componenti.


CASO 2
S.P., donna di 78 anni a cui era stata impiantata una protesi totale di ginocchio destro.
A circa sei mesi di distanza, comparsa di dolore, arrossamento cutaneo epiccolo tramite fistoloso a livello del terzo distale della ferita chirurgica come in quadro di sepsi.
Si eseguiva tampone per esame colturale e antibiogramma, quindi ciclo di antibioticoterapia.
Dopo tre mesi di trattamento infruttuoso si decideva di rimuovere le componenti protesiche e di posizionare uno spaziatore in cemento per ottenere una defervescenza del processo infettivo e per evitare, allo stesso tempo, una retrazione dei tessuti molli in attesa di eventuale intervento di revisione protesica.

A distanza di quattro mesi, dopo un nuovo ciclo di antibioticoterapia mirata abbiamo eseguito un intervento di revisione protesica preferendolo all'intervento di artrodesi.

Veniva impiegata una protesi semi-vincolata con componenti femorale e tibiale da revisione con stelo lungo per ottenere una sufficiente stabilità primaria visto il quadro di grave deficit osseo.
Venivano posizionati diversi spessori metallici compensatori a livello della componente femorale per ottenere un buon "press-fit"; entrambe le componenti venivano cementate.

 

 

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